Jesto

Jesto, nome d’arte di Justin Steven Rossi Yamanouchi, è stato una delle figure più atipiche e influenti dell’hip hop italiano, capace di sfuggire a qualsiasi etichetta di genere e di ridefinire il linguaggio del rap nel nostro Paese. Nato in un contesto profondamente artistico, era figlio del cantautore Stefano Rosso e della giornalista Teresa Piazza, mentre la figura di Haruhiko Yamanouchi, che lo riconobbe legalmente, contribuì a forgiare un’identità multiculturale tra Roma e il mondo. Il suo percorso musicale inizia nei primi anni 2000 sotto l’influenza del fratello maggiore Taiyo Yamanouchi (Hyst), che gli fornisce le basi tecniche e produce i suoi primi lavori: l’EP “Coming Soon” (2003), seguito dall’album “Il mio primo e ultimo disco” (2005) e dai primi capitoli della serie di mixtape “Radiojestolibero”. Dal punto di vista tecnico, Jesto è stato un innovatore assoluto: tra i primi a introdurre in Italia l’uso massiccio dell’autotune, ha contribuito a diffondere il triple step (le terzine) e ha elevato l’arte della punchline a standard qualitativo, grazie a incastri brillanti, sarcasmo e giochi di parole. Parallelamente, si afferma anche nel freestyle, vincendo il Da Bomb 2004 e arrivando finalista al 2theBeat, imponendosi come uno dei liricisti più temuti della sua generazione. Nel corso della carriera, la sua scrittura evolve profondamente: dalla provocazione della trilogia Supershallo passa a una forma più introspettiva e consapevole, evidente negli album Justin (2016) e Buongiorno Italia (2018). Negli ultimi anni, con “Samsara”, la sua musica ha assunto una dimensione sempre più spirituale, diventando uno strumento di ricerca interiore e risveglio. Jesto è scomparso nella notte tra il 31 luglio e il 1º agosto 2025, lasciando un’eredità artistica unica: un percorso libero da compromessi, fatto di innovazione tecnica, profondità concettuale e una visione che ha segnato in modo indelebile il rap italiano.